presenta punti di forza per cui viene preferito ai trasduttori o ai modelli elettronici in diverse applicazioni: gli interruttori di pressione meccanici rispondono ad esigenze differenti da quelle degli strumenti elettronici.

Pressostati meccanici SUCO

Pressostato SPST NC
SUCO hex 24

Pressostato SPST NA
SUCO hex 24

Pressostato SPDT NC
SUCO hex 27
AFFIDABILITÀ “FAIL-SAFE” E SEMPLICITÀ FUNZIONALE
Il pressostato meccanico opera su un principio fisico diretto: la pressione agisce tramite un elemento mobile (pistone o stantuffo che contrasta una molla tarata. Al raggiungimento del set-point, il movimento aziona meccanicamente un microinterruttore.
- indipendenza dall’alimentazione: a differenza dei trasduttori e dei pressostati elettronici, non necessita di alimentazione per monitorare la pressione e può interrompere un circuito anche in caso di blackout totale del sistema di controllo (applicabile anche ai sistemi di autodiagnosi della serie PLUS)
- robustezza intrinseca: non avendo componenti elettronici non risente di sbalzi di tensione, interferenze elettromagnetiche (EMI) o scariche elettrostatiche.
CAPACITÀ DI COMMUTAZIONE DIRETTA (POWER SWITCHING)
Questo è uno dei vantaggi tecnici più rilevanti: un pressostato meccanico può commutare carichi elettrici significativi direttamente tramite i suoi contatti. Un trasduttore di pressione invia solo un segnale (4-20mA o 0-10V) che richiede un PLC e un relè esterno per agire su un carico (pompa o valvola). Il pressostato meccanico può essere considerato in diversi scenari come sensore e interruttore/commutatore in un unico componente.
IL VANTAGGIO DI UNA MOLLA CONTRO IL LIMITE DEL FONDO SCALA
Nei pressostati meccanici la regolazione avviene tramite il precarico di una molla che contrasta la forza del fluido su un pistone o una membrana. Poiché il pressostato deve solo “scattare” a una soglia, la meccanica può essere tarata con estrema sensibilità. Se un pressostato è progettato per resistere a 600 bar ma ha una molla di regolazione fine, può garantire un set point di 0,1 o 0,3 bar.
L’accuratezza dei trasduttori e dei pressostati elettronici è quasi sempre espressa come percentuale del Fondo Scala (FS), tipicamente dallo 0,25% all’1% FS. Se si utilizza un trasduttore da 600 bar per monitorare una variazione critica a 10 bar, un errore dello 0,25% FS corrisponde a ± 1,5 bar. Questo rende impossibile distinguere una variazione di 0,1 bar, poiché il “rumore” del segnale o l’incertezza dello strumento sono superiori alla variazione che vuoi leggere.
BREVE ANALISI COMPARATIVA: QUANDO E PERCHÉ SCEGLIERE UN PRESSOSTATO MECCANICO?
| Caratteristica | Pressostato Meccanico | Trasduttore di pressione/ Pressostato elettronico |
| Costo | Basso (dispositivo + installazione semplice) | Alto (richiede cablaggi complessi e PLC) |
| Manutenzione | Visiva e funzionale, molto intuitiva | Richiede strumenti di diagnostica software |
| Sicurezza (SIL) | Eccellente per funzioni di interblocco hardware | Richiede ridondanze elettroniche costose |
| Precisione | Media (isteresi fissa o regolabile) | Elevata (lettura continua e lineare) |
| Pressione di lavoro vs. accuratezza | Ottimo: si può arrivare regolare a 0,1 bar con una pressione massima di 600 bar | Ridotta: si deve usare uno strumento adatto alla pressione di lavoro trovandosi costretti a rinunciare all’accuratezza |
| Consumo | Nullo | Richiede alimentazione, che a volte è limitata |
| Compensazione di temperatura | Non possibile | Possibile |
Contattaci per scoprire se la tua applicazione necessita di un pressostato o un vacuostato meccanico e per individuare insieme a noi la soluzione ottimale.
